Katia Marilungo

MOBILE: +39 3477425177

News

EMDR – Intervista alla dr. Isabel Fernandez

Intervista pubblicata nella rivista Psico-In dell’Ordine Psicologi Regione Marche

Intervista alla dr.ssa Isabel Fernandez

(a cura della dr.ssa Katia Marilungo)

 

In data 27 settembre 2014, in occasione del Convegno “Innovare in Psico-oncologia” tenutosi a Porto San Giorgio presso il Teatro Comunale, ho avuto modo di conoscere direttamente e personalmente la dr.ssa Isabel Fernandez moderatrice del mio intervento”EMDR e Disturbo Post Traumatico da stress in un familiare di un paziente oncologico”.

Ho colto questa importante occasione per intervistarla e porle delle domande inerenti alla tecnica EMDR sempre più conosciuta, usata e con sorprendenti risultati per tantissimi casi e disturbi di natura traumatica e psichica. La dottoressa Fernandez, con la competenza e professionalità che la contraddistinguono, si è era resa disponibile ad una breve intervista che ritengo di grande importanza divulgare ai colleghi psicologi al fine di avvicinarsi alla conoscenza dell’EMDR e sentirne parlare dalla persona più rappresentativa nel panorama italiana ed europeo. La dr.ssa Fernandez, psicologa e psicoterapeuta, è infatti
direttrice del centro di Psicotraumatologia di Milano, è 
presidente dell’associazione EMDR Italia, vice presidente dell’EMDR Europe Association e membro dello Standing Committee Trauma and Disasters (EFPA). Svolge da anni attività di ricerca sull’efficacia dell’EMDR in ambito clinico, sulle
reazioni da stress post-traumatico in bambini ed adulti dopo disastri collettivi e svolge
interventi psicologici e clinici in psicologia dell’emergenza. E’ docente in scuole quadriennali di psicoterapia cognitivo comportamentale e sistemica, trainer di EMDR, certificata da EMDR Europe Association e dall’EMDR Institute (U.S.A.) e docente sui disturbi d’ansia (specialità in Psichiatria, ospedale Le Scotte, Siena). Infine, ha nel suo curriculum numerosi articoli e pubblicazioni.

Di seguito riporto l’intervista.

Marilungo: “Salve dr.ssa Fernandez, puo’ descrivere brevemente in cosa consiste la terapia con EMDR?”

Fernandez: “La terapia EMDR si focalizza sull’elaborazione del ricordo di esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo che possono aver contribuito al disturbo che il paziente porta in terapia. Secondo questo approccio è importante quindi rintracciare nella storia di vita del paziente tutti quegli eventi traumatici che possono interferire con il suo funzionamento attuale e procedere con la loro elaborazione. L’EMDR, infatti, attraverso l’elaborazione permette a tali ricordi di essere riorganizzati nella memoria per far sì che perdano la carica emotiva negativa ad essi associata. Una volta che il ricordo viene integrato in modo più funzionale all’interno del sistema di memoria del paziente egli ha la possibilità di osservare gli eventi da un altro punto di vista e di considerare l’accaduto in modo più costruttivo.”

 

Marilungo: “In base alla sua esperienza l’EMDR e’ piu’ usata con i traumi con la T maiuscola o con quelli con la t minuscola?”

Fernandez: “L’EMDR è un approccio terapeutico riconosciuto ed efficace per il trattamento del trauma. Storicamente la sua efficacia è stata innanzitutto provata per la risoluzione dei traumi con la T maiuscola, ovvero di tutti quei traumi che minacciano la vita o l’integrità fisica delle persone (come ad esempio terremoti, incidenti, lutti, malattie gravi, ecc.) tanto da far rientrare questo approccio nelle linee guida dell’organizzazione mondiale della sanità. Possiamo dire che in questo campo l’EMDR ha più pubblicazioni scientifiche che qualunque altro approccio terapeutico e la sua efficacia è indiscussa. Tuttavia l’EMDR può, anzi direi che è necessario applicarlo per il trattamento dell’altra tipologia di traumi ovvero i traumi relazionali, quelli che vengono definiti traumi con la t minuscola. Questi eventi, infatti, possono avere delle ripercussioni molto forti sulla vita di un soggetto, portandolo anche a sviluppare dei disturbi psicopatologici. Negli ultimi anni l’attenzione verso questa tipologia di traumi è cresciuta notevolmente e mi rendo conto che, in base alla mia esperienza e dei terapeuti EMDR che ogni giorno come me applicano questa metodologia con i propri pazienti, i risultati continuano ad essere sorprendenti.”

 

Marilungo: “Ci sono analogie tra l’EMDR e l’Ipnosi?”

Fernandez: “Dal punto di vista del processo che avviene, l’EMDR è molto diverso dall’ipnosi. Nell’EMDR lavoriamo cercando l’integrazione e la comunicazione dei 2 emisferi cerebrali. Tipicamente nell’ipnosi si cerca di isolare i 2 emisferi, saturando l’emisfero sinistro per lavorare con il destro. Questo è quello che avviene nella trance ipnotica, soprattutto profonda. Nelle sedute EMDR il paziente è vigile, mentre si concentra sul ricordo traumatico e sulla stimolazione esterna, bilaterale e alternata, mentre nell’ipnosi il paziente non è vigile, ma appunto in trance. Il paziente man mano che elabora con EMDR riferisce al terapeuta, tra un set e un altro quello che ha notato, man mano che il processo di elaborazione avveniva in modo spontaneo. Nell’ipnosi, invece il terapeuta è più direttivo e guida il paziente. “

 

Marilungo: “Che differenza c’e’ nel praticare la stimolazione bilaterale attraverso i movimenti oculari o attraverso il tapping? Quando e’ preferibile quest’ultimo?”

Fernandez: “Innanzitutto è importante ricordare che la stimolazione bilaterale serve per far ripartire il sistema di elaborazione dell’informazione innato in ciascun individuo.

Purchè si tratti di stimolazione bilaterale alternata, i movimenti oculari o il tapping possono essere utilizzati entrambi senza problemi. Io, come terapeuta, preferisco utilizzare i movimenti oculari perché è la modalità che risulta agire maggiormente sulla capacità di elaborazione del soggetto e che pertanto è più efficace nel procedere verso la desensibilizzazione del ricordo dell’evento traumatico.

Tuttavia, con alcuni pazienti, ad esempio quelli che hanno problematiche specifiche agli occhi e pertanto faticano a seguire le mie dita che si muovono, oppure durante le abreazioni quando i pazienti piangono, utilizzo tranquillamente il tapping. I pazienti rispondono molto bene a tutte le procedure, si può concordare direttamente con loro con quale modalità si sentano maggiormente a loro agio.”

 

Marilungo: “Come si integra l’EMDR con i vari approcci terapeutici?”

Fernandez: “Questa è una domanda molto stimolante. L’EMDR può essere considerato a tutti gli effetti un approccio terapeutico e non una mera tecnica da utilizzare esclusivamente per la risoluzione dei traumi. Tuttavia anche qui è possibile fare delle distinzioni. Quando ci troviamo di fronte ad un paziente che ci racconta un trauma con la T maiuscola, il classico evento spartiacque che genera una rottura nella sua vita, è possibile intervenire in modo specifico con l’EMDR e rielaborare quello specifico ricordo. E questo è possibile farlo integrando l’EMDR all’interno di qualsiasi approccio psicoterapeutico. Tuttavia, quando ci troviamo di fronte a storie di vita costellate da eventi traumatici, specie se di natura relazionale, allora le cose cambiano molto. A questo punto è necessario che si legga la sofferenza del paziente alla luce degli assunti teorici EMDR e che si proceda verso un piano di lavoro seguendo questo approccio. “

 

Marilungo: “Pensa che l’EMDR si sposi bene con i vari approcci psicoterapeutici?”

Fernandez: “Non solo lo penso, ma anni di esperienza in questo campo e di corsi a cui partecipano colleghi dei più diversi orientamenti possono confermare la mia opinione. Sono ormai molti anni che faccio supervisione ai colleghi che si affacciano all’utilizzo di questa metodologia e posso dire che l’unico limite all’integrazione può essere considerata la difficoltà a sperimentarsi in qualcosa di nuovo, nulla di più. L’EMDR può essere applicato in modo molto naturale da terapeuti di diversi approcci, perché si focalizza sul ricordo delle esperienze traumatiche, dato che il lavoro sui ricordi è qualcosa che ha accompagnato la storia della psicoterapia, diventa molto integrabile.”

 

Marilungo: “L’uso dell’EMDR e’ opportuno anche con i pazienti gravi (es. Borderline, schizofrenici, ecc)?”

Fernandez: “L’applicazione dell’EMDR con questi pazienti non solo è opportuno, ma è davvero di grande beneficio per i pazienti gravi che giungono in psicoterapia. Oltre che dall’esperienza clinica in questo campo, le mie parole sono guidate anche dalla ricerca scientifica sull’argomento. Basta fare una piccola ricerca sull’efficacia dell’EMDR con i pazienti considerati storicamente gravi e difficili da trattare (ad es i pazienti psicotici, borderline o dissociativi) per rendersi conto di quanto sia stato fatto e di quanto la ricerca sia attiva per dimostrare con sempre maggiore convinzione l’efficacia di questa metodologia.”

 

Marilungo: “Ci sono delle controidicazioni o delle precauzioni da prendere in alcuni casi?”

Fernandez: “Non ci sono controindicazioni, l’EMDR è molto ecologico. L’EMDR si basa sul meccanismo di elaborazione del cervello innato e naturale, e come dice la stessa parola “naturale” esso è posseduto da ciascuno di noi. Si possono eventualmente utilizzare delle precauzioni quando si ha a che fare con dei pazienti particolarmente gravi, quello sì. Quando lavoriamo con pazienti con una diagnosi molto grave, come ad esempio un disturbo dissociativo di un certo tipo, è necessario un lavoro di preparazione adeguato prima di inoltrarsi nell’elaborazione dei ricordi traumatici. Basta pensare ai pazienti che arrivano da storie di sviluppo traumatiche, inoltre, per rendersi conto di quanto sia importante impostare un lavoro specifico sulle risorse, di modo che questi pazienti possano affrontare nel migliore dei modi i momenti difficili legati all’elaborazione dei ricordi traumatici. Ma la cosa interessante dell’EMDR è che il lavoro in questo senso sulle risorse è già previsto dal protocollo, semplicemente con questi pazienti è necessario apportare le opportune modifiche.”

 

Marilungo: “Ci puo’ illustrare il backgroud neurofisiologico dell’EMDR?”

Fernandez: “L’EMDR si basa su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione adattiva dell’informazione. L’EMDR vede la patologia come informazione immagazzinata in modo non funzionale nel sistema di memoria che provoca il “congelamento” dell’informazione nella sua forma disturbante originale, nello stesso modo in cui è stato vissuto. Questa informazione “congelata” e racchiusa nelle reti neurali non può giungere alla completa elaborazione e quindi continua a provocare disturbo nel presente fino a sfociare in un vero e proprio disturbo come il PTSD e altri disturbi psicologici. I movimenti oculari alternati e ritmici usati insieme all’immagine traumatica, alle convinzioni negative ad essa legate e al disturbo emotivo facilitano la rielaborazione dell’informazione fino alla completa risoluzione dei ricordi con un impatto emotivo. Per quanto riguarda i correlati neurofisiologici, inoltre, c’è un gruppo di ricercatori del cnr di roma che si sta focalizzando proprio su questo argomento. Grazie alle loro scoperte è stato possibile osservare come ci siano delle particolari aree cerebrali, come ad esempio l’area limbica, l’amigdala e la corteccia prefrontale che si attivano all’inizio quando la persona non ha ancora elaborato l’evento traumatico.

Dopo la seduta di emdr queste aree non si attivano più, il che sta ad indicare che la persona non è più disturbata da ricordo traumatico e si vede l’attivazione di un’area cognitiva e visiva che corrisponde a quello che il paziente magari in quel momento soggettivamente ci sta dicendo, per esempio ci dice “ mah, adesso vedo il ricordo lontano, distante, non mi disturba più…”. Oltre a questo, nonostante sia stata un’esperienza dolorosa, il paziente è in grado di vederla in modo più costruttivo, soprattutto per sé stesso. “

 

Marilungo: “Quale e’ l’applicazione clinica dell’EMDR?”

Fernandez: “L’EMDR ha l’obiettivo di portare a completamento l’elaborazione di tutte le esperienze traumatiche o particolarmente stressanti che stanno alla base dei diversi disturbi che i nostri pazienti portano in seduta. Ormai la comunità scientifica è assolutamente unanime nel ritenere che moltissimi dei disturbi psicopatologici abbiano una base traumatica; tale visione è stata ulteriormente confermata dall’ultima edizione del DSM V che ha proprio sancito questa rivoluzione. L’EMDR quindi è assolutamente utile, anzi, indicato per il trattamento di tutti quei disturbi che hanno avuto origine da esperienze così avverse.”

 

Marilungo: “Perche’, secondo lei, un numero sempre maggiore di colleghi si sta avvicinando alla pratica dell’EMDR?”

Fernandez: “Perché è un approccio efficace, che aiuta i pazienti a trovare sollievo in un tempo considerevolmente inferiore rispetto ad altri approcci terapeutici. E perché ormai non si può fare a meno di confrontarsi con la ricerca scientifica che è tutta a sostegno di questo approccio. E’ un approccio evidence-based che funziona, viene riconosciuto dalle linee guida internazionali in materia di trattamento per il trauma e lavora in modo specifico proprio sul materiale che sta alla base della sofferenza dei nostri pazienti.

Marilungo: “Secondo lei, quale e’ l’aspetto piu’ difficoltoso nell’uso dell’EMDR?”

Fernandez: “Come ho già detto prima, non esiste nessun aspetto difficoltoso nell’utilizzo dell’EMDR se non la volontà del terapeuta di sperimentarsi con questo approccio all’interno della sua pratica clinica. Ovviamente si tratta di un approccio terapeutico che deve essere utilizzato da mani esperte ed è per questo che raccomandiamo di frequentare i corsi ai terapeuti già formati o al massimo a partire dal 4 anno di scuola di specializzazione in psicoterapia.

 

Marilungo: “In qualita’ di presidente dell’EMDR Europe Association, cosa ci puo’ dire in merito a come si colloca l’Italia nell’uso nella pratica clinica dell’EMDR e nell’attivita’ di ricerca?”

Fernandez: “Il nostro paese è in prima linea sia nella pratica che nella ricerca scientifica riguardo l’EMDR. La nostra associazione ha all’attivo 3500 membri ed è a tutti gli effetti l’associazione di psicoterapia con il maggiore numero di iscritti in Italia. La crescita del numero di iscritti negli ultimi anni è stata esponenziale e come presidente dell’associazione EMDR Italia non posso che esserne fiera ed orgogliosa. I nostri terapeuti sono un esempio per tutto il panorama europeo perché sono in prima linea anche nel campo delle emergenze. Con sempre maggiore frequenza nel nostro paese all’indomani di un evento catastrofico o di un’emergenza i servizi e le autorità si attivano per richiedere l’aiuto della nostra associazione e i nostri terapeuti offrono una disponibilità completa ad intervenire in queste circostanze a titolo completamente gratuito per portare sollievo alle popolazioni colpite.

Anche nel campo della ricerca in Italia stiamo facendo cose straordinarie. I nostri ricercatori stanno conducendo delle ricerche assolutamente all’avanguardia in diversi settori con risultati sorprendenti. Solo per citarne uno, il gruppo di Marco Pagani al CNR di Roma in collaborazione con Tor Vergata, ha condotto uno studio sull’efficacia neurobiologico-strutturale e funzionale, nonché sull’efficacia clinica dell’EMDR, su 40 persone in diversa misura coinvolte nel crollo della tristemente famosa scuola di San Giuliano di Puglia che, 10 anni dopo il terremoto, presentavano un alto indice di disturbo da stress post-traumatico. Ma questo è solo un esempio, i gruppi di ricerca che si stanno occupando di EMDR in questo momento sono veramente moltissimi. Come presidente dell’associazione EMDR Europe non posso far altro che augurarmi che tutti i paesi europei prendano esempio dall’impegno e dall’attività dei terapeuti EMDR italiani in modo da utilizzare sempre di più questo metodo e metterlo con sempre maggiore frequenza a disposizione di chi ne ha davvero bisogno.”

 

Marilungo: “Infine, cosa suggerire ai colleghi che hanno iniziato da poco la formazione EMDR e stentano ad utilizzarla nella loro pratica clinica?”

Fernandez: “Di provare, sperimentatevi e vi renderete conto di quanto sollievo porterà ai vostri pazienti traumatizzati. E’ importante capire cosa può far stentare ad un terapeuta l’utilizzo di una terapia efficace e consigliata dalle linee guida internazionali. A volte è la difficoltà a cambiare abitudini, ma questo non deve essere la ragione che ci guida nel fare delle scelte terapeutiche.”

 

Marilungo: “La ringrazio per la sua pazienza, disponibilita’ e professionalita’.”

 

 

About the author
Katia Marilungo
Sono la Dott.ssa Katia Marilungo, Psicologa-Psicoterapeuta, Ipnotista, Psiconcologa e formata nell'utilizzo della Tecnica EMDR. Attiva dal 2003, ho maturato notevoli esperienze formative e professionali spaziando i vari ambiti di interesse clinico e non. Mi occupo di infanzia, adolescenza, individui, coppie, famiglia e gruppi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *